a:
nonostante tutto, non credo di invidiare quelli che dormono.
sicuramente ci perdo in scioltezza, serenità, occhiaie.
risulto patetica.
tipo, l'unico modo di comunicare il mio disapunto senza dover incassare un "che cazzo vuoi" o un "c'ho sonno, ne parliamo domani" è modificare un paio di flag su facebook.
risulto pure pazza.
perchè mi attacco al telefono con la piena consapevolezza di parlare al muro.
scrivo mail che saranno lette troppo tardi.
e sono pure cretina.
perchè domattina ho una presentazione importante, e invece di cercare di capire se ha senso o meno contare una persona che si dimentica che esisto e non vuole nemmeno farselo ricordare, farei davvero meglio a cercare di fissarmi in testa cosa c'è alla slide numero venti.
tanto non ha senso.
cioè, ha più senso la slide venti del vuoto che mi torna indietro da quella che dovrebbe essere una relazione umana.
comunque.
con un atto di estrema presunzione autoconservativa, riesco pure a sentirmi serenamente spanne sopra.
per una volta.
e non mi sembra nemmeno una forzatura.
piuttosto, è estremamente naturale.
come nell'ordine delle cose.
ora è ora.
e non è domani.
io sono io.
e tu resta pure a dormire.
più chiaro di così.
o:
oggi ho toccato il fondo. un record negativo nuovo in fatto di gesti patetici dovuti a sentimenti non corrisposti.
gli ho regalato un mojito virtuale su facebook. ho pagato con carta di credito l'importo di un dollaro.
e non dico altro.
a:
venerdì ho preso la prima multa del 2008.
il verbale recita "... fronte magnolia".
e qui immagino orde di ausiliari consultare puntualmente la confusione del sito del magnolia alla ricerca dell'evento più polposo, qualcosa che valga almeno una serata di zanzare.
mi chiedo se questo chilometro salcazzo fronte magnolia renda impugnabile il verbale.
cioè, io ero a le jardin au bord du lac, località myspace freakshow, fronte imbarazzante concerto dei bluvertigo.
qualcuno spieghi agli ausiliari che il magnolia è so yesterday.
sabato ho fatto la prima gita in moto del 2008.
ma anche della vita.
siamo andati in lande probabilmente molto manzoniane.
abbiamo rischiato la pioggia. mangiato gelato. fatto foto.
scoperto che esiste un cosiddetto muro di sormano su cui è presente il nome gazzetta dello sport, assieme a plenty di cacca di mucca.
ma soprattutto, i motociclisti si salutano.
persone normali sopra una moto si salutano.
ruoli. posizioni. follia.
oggi un mio visagista delle dive ha sbattutto in faccia a mio marito il mio passato da diva. io ho negato tutto, oltre ogni evidenza, con una certa freddezza. mi sono fermata solo di fronte alla camelia.
o:
bicicletto e il tempo è bello. eventi cultural-artistico-musicali. cuore batticuore: il mio cuore batte in se e per sé, per nessun altro che per me. ho comprato un costoso biglietto per l'india. a quanto pare lo farò davvero questo viaggio di cui si è tanto parlato. e in buona compagnia, con l'amicollecoinquilina e il mio fratellino.
i terzi gradi sono già arrivati. io preferirei fare la vaga e non fornire informazioni, ma tant'è.
mi sento una bambolona trash un po' superficiale, e in fondo mi piaccio così.
non faccio citazioni colte, sono pigra e rilassata.
dopo tutto... it's my life.
a:
un concerto che ho saputo apprezzare solo quando il gruppo ha performato in playback.
noia e sbadigli: tutta questa psichedelia non fa per me.
troppo tie & dye.
eppoi, in generale, il ricambio generazionale comincia ad avere effetti drammatici.
non riconosco più nessuno, non conosco più nessuno.
altro che people watching.
qui mi è rimasto l'unico sfizio di guardare piedi femminili nella speranza di trovare almeno un altro paio di asos in circolazione, oltre a quelle della mia fidanzata e le mie. nel tentativo probabilmente utopico sentirsi più inserite e meno scollate.
dico, persino quella che mi spacciano per la mia sosia, nonostante un delicato accenno di scucchia, è notevolmente più figa, magra e giovane di me.
e allora sì, mi chiudo in casa a cazzeggiare in attesa della cioltola.
o:
una farfalla nera ha dormito tutta la notte sul soffitto della mia stanza e non sembra avere la minima intenzione di andarsene. e subito penso all'acherontia atropos del libro di saramago, quella che potrebbe benissimo essere emissaria della morte, venire prima di lei ad annunciarla.
questa calda estate arrivata troppo tardi è vuota. mi sa di poco, anzi, praticamente di niente.
mi sento più sola e più isolata del solito. come invisibile. la pigrizia mia e degli altri mi risucchia in un vortice di fare niente, che non è per niente dolce.
perdo pezzi di pelle in giro. e laghi di sangue.
chi è lontano è lontano.
ho un'inquietudine che nemmeno se vivessi a nyc potrei risolvere. non c'è soluzione e probabilmente non ci sarà mai. o forse con la riproduzione. anche se ho i miei dubbi.
ieri sera a cash l'avverbio più gettonato era gggiustamente, anche quando si parlava di azioni per niente giuste. ma a un certo punto ci è scappato anche un benissimamente. degno di cetto laqualunque, se solo la persona che l'ha pronunciato non fosse stata reale, vera e verace.
il sole fa venire voglia di scappare verso il mare più vicino o almeno una piscina scoperta, ma il senso di vuoto mi accompagnerebbe silenzioso anche lì.
bevo acqua, mangio pane ai cinque cereali e poi schifezze e non ho nessuna voglia di pulire la mia stanza sporca da settimane con due dita di polvere e gattini morti per terra.
a:
la giusta ricompensa per aver sfogliato per anni tra il cesso ed il divano una rivista menosa per femmine menose è ritrovarsi ad un tavolo col direttore in persona, per niente menoso.
insomma. dopo tutte le vaccate che ho digerito, mi pare il minimo.
ho evitato di dirle cose tipo la mia mamma sarebbe troppo fiera di me.
però credo si vedesse che avevo un'aria da mi hanno portato al parco giochi.
uffi.
a:
sono drogata, ha ragione la mia fidanzata.
drogata di pacchi, principalmente.
firmare la petizione per cacciare la ragazza delle pulizie non particolarmente precisa nelle sue mansioni e, pare, pettegola e maliziosa e aizza-infartuati, mi ha fatto guadagnare grossi punti condominio.
oggi ho vinto un ciao gridato ai quattro venti dal più comare delle comari in persona.
non mi aveva mai chiamato col mio nome.
è stato commovente.
sì sì, sono una merda sputatemi addosso.
ma avevo i miei motivi, che si sappia.
invece, mi chiedevo.
ma chi cazzo è che posta link più o meno pornosomething tra i commenti di "sdg addiction"?
sinceramente, mi sono annoiata di cancellarli.
insomma, datemi un buon motivo per tenerli.
a:
una vicina grida come una pazza da almeno un quarto d'ora, stridula ed acuta.
qualcuno le chiede se non si vergogna.
no, non si vergogna.
deduco che le abbiano sbagliato il bucato.
qualcosa si sarà ristretto irrecuperabilmente. o sformato, boh.
parla di cose che costano e valgono e sono delicate e tu brutta cretina infili tutto dentro senza nemmeno guardare cosa c'è.
un quarto d'ora, e mi è venuto il malditesta.
impasse.
eccoci.
ci metti due anni a trovare uno squilibrio confortevole.
sono passati solo quattro mesi.
lavora, troia.
stanotte mi sono sognata nel vecchio lavoro.
sembrava come tornare a pesaro.
però quel figo del mio capo inglese non c'era più.
i colleghi erano tutti uno scazzo.
l'ufficio era il solito grigio tristezza.
in definitiva, vorrei non essere nè lì nè qui.
come sarebbe tutto diverso se non fossi sposata?
uscirei di più.
piangerei di più.
sarei più larga di cinque chili.
non mi addormenterei a metà dei film.
non sarei gelosa di sfu.
o:
sono sveglia da più di due ore e faccio programmi per la prima giornata torinese dopo una settimana trascorsa in riva al mare nell'estremo nord ovest della francia. fare la spesa sana per buttare giù i chili presi, o almeno per depurarmi, andare al cinema, andare in piscina, andare alla festa all'aperto dove ci saranno i trionfatori di x factor...
la pelle ha preso finalmente un minimo di colore. un po' mi manca la stanza vista spiaggia e fare il bagno nel mare gelido. e d'altra parte questa città della periferia dell'impero adesso mi sembra nyc a confronto.
è strano quanto possa essere diventato casa un posto che comunque non percepisco come tale. eppure ieri sera al ritorno rivedere la mia stanza, la famiglia innaturale, gli incontri casuali, le facce conosciute, l'atmosfera, tutte queste cose insieme mi hanno fatta sentire in qualche modo parte di qualcosa. non saprei assolutamente dire di cosa, ma comunque...
che sia finalmente arrivata l'estate?
a:
al pitti c'era più milano che a milano.
il concerto è stato superlativo.
definitivo.
oltro.
troppo.
perfetto.
hanno fatto tutto quello che volevo.
perfino just.
cioè, davvero troppo.
e quelle luci.
il film.
ecco, solo la bandiera del tibet mi inquietava un po', ma per motivi miei professionali, via.
la mia fidanazata mi mancava di brutto.
ormai è evidente che è una questione di cognomi.
la mia fidanzata ha iniziato gridando "ah roscio, ah strabbico".
ed ha concluso prendendo un pieno contromano, per poi infilarsi serenamente nella corsia preferenziale dei tram. per dire, di quelle che ad un certo punto diventano puro prato con due rotaie in mezzo, e se sei troppo grasso nemmeno ci passi.
il bello è che siamo uscite di lì in estrema eleganza.
ed apparentemente senza multe.
c'erano solo dei tizi che ci gridavano dietro qualcosa di forse divertente che aveva a che fare col vedi che succede a copiare la strada dei tram.
o:
stamattina ho avuto un risveglio che manco amy winehouse: alle sei e mezza ho aperto gli occhi e mi sono accorta di avere ancora le lenti a contatto (belle appiccicate e appannate), poi ho realizzato che avevo pure addosso il vestito di ieri sera, ovviamente non mi ero struccata, ma soprattutto, ciliegina sulla torta, avevo una gomma da masticare in bocca...
poi ho guardato il telefono e ho pensato porca merda, l'ho fatto di nuovo. naturalmente gli avevo telefonato nel cuore della notte, ma non mi ricordavo nulla, né di averlo fatto né tantomeno se avessimo effettivamente parlato.
ieri c'era un piccione brutto e gli ho detto sei brutto; mi è stato detto che se il volatile in questione avesse avuto il dono della parola mi avrebbe risposto sei bella tu; ho allora affermato che in quel caso gli avrei a mia volta risposto piccione mio, ti sbagli.
devo però ammettere che se l'avessi rincontrato oggi gli avrei riconosciuto che aveva proprio ragione.
a:
io ho la non troppo sana abitudine di lavorare parecchio di fantasia.
costruisco futuri imminenti possibili.
cioè, probabilisticamente del tutto improbabili, ma materialmente non impossibili.
è una sorta di ammazzanoia. un ingannapensieri.
una tradizione che mi porto dietro da sempre.
in generale, sono una specialista delle sorprese.
persone che si presentano all'improvviso, ribaltando il corso degli eventi.
imprevisti, scuse, situazioni.
eventi che rimettono tutto in gioco.
non succede mai nulla.
non è mai successo nulla.
nemmeno ci resto più delusa, tanto è il nulla che mi son sempre portata a casa.
però ormai è così.
eppoi, sette giorni fa è successo.
la mia sorpresa era lì, come l'avevo pensata.
io tornavo da una rissa verbale con la farmacista notturna di prossimità, ed è successo.
volto amato che ti aspetta al citofono mentre tu ti stai trascinando a casa in stato di profonda e scazzata sfiducia verso il prossimo.
è stata come una formula matematica col risultato corretto.
troppo perfetto per essere verosimile.
qualcuno doveva essersi fatto scappare una soffiata.
poi vabbè.
il giorno dopo ero al pronto soccorso, ma che c'entra.
stasera, invece, è successo l'oltre.
dico, l'oltre l'immaginabile.
nemmeno sotto prozac sarei riuscita a vedermi recapitare due vascotte di gelato corredate di due brioche, il tutto nelle mani di un marito mentre con le lacrime agli occhi postavo patetismi mangiando cracker vecchi di sei mesi e ripensando a tutte le cazzate inanellate nel giro di soli quattro mesi.
credo scrivessi di quanto mi sentivo radicalmente sola.
uh.
ha ragione.
parlare di meno, riflettere di più.
se avessi pensato anche solo per cinque secondi, di sicuro al gelato ci sarei arrivata.
e, probabilmente, avrei trovato un accrocchio di gusti ben più convincente di quel buffo mix che mi è toccato mangiare davvero.
m:
il mio capo: "ma le filippine sono in malesia?"
io: "no... sono a nord dell'indonesia"
il mio capo: "ah, quindi sono in indonesia?"
io: "no, sono a nord dell'indonesia, ad est del vietnam"
il mio capo: "ma se non sono in malesia, in quale parte del mondo sono?"
io: "estremo oriente? sud-est asiatico?"
il mio capo: "ok, grazie"
domani comincio a mandare cv in giro.
a:
questo solo perchè devo: mentre mio marito guardava la partita, io stiravo.
malamente, e con gli occhiali un poco appannati.
per via del vapore, eh.
plenty of vapore.
sto cercando di capire se vale la pena o meno caricare di significati simbolici e aspettative il giorno di domani.
il mio lunedì.
come il lunedì della dieta.
solo che io il problema della dieta sembro averlo risolto.
o meglio, lui si è risolto nonostante me.
insomma, domani è martedì ma anche il mio lunedì della calma, della serenità, della lucidità, della distanza, del santo cielo mi viene sonno.
refusi.
chissà quanti refusi.
i problemi quando si risolvono da soli possono dirsi risolti?
o tamponati?
aggirati.
o chissenefrega.
ho usato il flubason sui puntini sbagliti.
ho un polso in fiamme
un altro giorno a casa, grazie.
a:
e vabbè.
io cucino, mio marito gioca alla wii fit e parla da solo.
dopo nemmeno due mesi dalla cerimonia di cambio di status su facebook.
ma vabbè.
mio marito è un genietto. mio marito ne sa di più.
colui che sta mimando funambolismi nella mia cucina con tanto di braccia aperte, per la gioia dei miei vicini perennemenre piazzati sul ballatoio, mi ha fatto scoprire una chicchissima del web.
si chiama archive.org, e probabilmente lo conoscono già tutti. ma ecco, io no.
per dire, mi sto togliendo lo sfizio di rivedere i primi buffi template del trisex, riesumare gli scritti ermetici della mia fidanzata, farmi due risate su blog e fotolog di personaggi di vario spessore che credono di aver fatto sparire tutto dalla circolazione.
e invece, no.
lasciando perdere testimonianze di dubbio gusto, andatevi tutti a leggere il famosissimo post di emoboy datato 16/11/2004 sull'esistenza o meno della scena.
sto per piangere.
per gli ignoranti, era allyourbase.splinder.com
o:
devo resistere e non pensare. non devo pensare al fatto che al ballo della scuola andrò da sola, che lui non sarà la mia date ma la date di qualche altra. faccio esercizi di meditazione come fumare, bere, ascoltare canzoni in loop, stare seduta sul divano a fissare il vuoto, lavorare. e spesso funzionano. a cosa servano ancora non so, non ho capito. però continuo imperterrita. un giorno o l'altro, presto, potrei fare una brutta fine. la mia amicacollegacoinquilina dice sempre che scapperà in qualche paese del terzo mondo, vivrà con poco e uscirà da questa società. la mia amicacollegacoinquilina è un po' fondamentalista su certe cose, e un po' chiacchierona su certe altre. ma io le voglio bene così. qui al lavoro mi sembra che nessuno ha voglia di fare un beneamato; scaldano le sedie, parlano del futile, sono gente inutile. e anche io perdo tempo ma per protesta, non per vacuità come loro. è una specie di sfregio al sistema. e intanto vorrei cercarlo con un pretesto stupido come ha fatto stamattina lui con me, solo per sentire la sua voce e provare a indovinare il suo umore. le vite degli altri che mi fanno male non devono entrare nella mia, non la devono contaminare. non mi devono tangere così come non mi tangono le fighetterie delle ragazze di milano.
o:
sono cheesy.
stanotte l'ho sognato di nuovo e non va bene.
una parte di me è irrimediabilmente romantica e stenta a rassegnarsi.
ma perché ci attraggono quasi sempre le persone che ci faranno più male?
sono persone da scalare, come ha detto ieri il mio collega naif, oppure semplicemente degli stronzi?
mi faccio mille domande, bevo cubotti ed esco da sola a camminare al parco sotto il temporale di sera. il fiume in piena, io e nessun altro. a parte tre folli che correvano in mezzo al diluvio universale. sono tornata a casa fradicia. mangiare bastoncini di merluzzo e spinaci fa bene al cuore in una sera di pioggia di quelle che quest'anno sembrano non dover passare mai.
è mai possibile che sia davvero il cinque giugno? mi metto giacconi pesanti e non posso nemmeno considerare l'idea di uscire senza ombrello.
donna per caso di coe è molto triste. mi piace.
a:
se va avanti così torno single.
mio marito si butta su meetic.
ed io mi muro in ufficio.
alle venti e cinquanta sento il grande capo gridare dal suo ufficio il mio cognome, seguito da una serie di "conto su di te", adatattati a quella che sembra al cento per cento la melodia di vamos a la playa.
alle diciassette invece cercavo di spiegare ad un collega il concetto di mix & match, che credevo sufficientemente so yesterday da essere abbondemente sdoganato.
il collega ha risposto "ah sì, tipo come sei tu adesso.
vamos a la playa, sì ecco.
m:
quindi sono ufficialmente di nuovo cento percento single. odio incazzarmi, odio odiare, odio essere geloso, odio essere sottomesso. adesso tutte queste brutte emozioni non mi succederanno più, almeno fino alla prossima storiella senza senso. mi sento un peso in meno. sembra sempre più certo che finirò la mia vita felicemente solo. e quest'idea mi spaventa sempre meno. nasciamo soli, moriamo soli, perché non vivere soli?
l'odore dei pennarelli indellebili neri è meravigliosa, quasi una droga. devo usarli più spesso.
a:
due aulin.
due cibalgine.
un'aspirina.
in due giorni e in un altro ordine, e una trentina d'ore di sonno.
il malditesta sempra passato.
non pensavo che compiere ventisette anni potesse essere così chimicamente esoso.
l'album degli ellos sempra una gran frociata degna delle precedenti.
finalmente sono riuscita ad accalapparmi un napoletano vissuto a roma.
m:
è stato un po' la ciliegina sulla torta di una settimana disastrosa. è iniziato tutto lunedì con un'ora e mezza passata sotto la pioggia all'africa day a cercare un'amica che aveva lasciato il cellulare a casa. il primo di una serie di appuntamenti mancati o cancellati all'ultimo minuto. mi sembra di avere passato una settimana intera ad aspettare o cercare gente che aveva semplicemente trovato qualcosa di meglio da fare. e ieri mattina, come dicevo, la ciliegina sulla torta: la caduta nella doccia. un grande classico, la scivolata incontrollabile. ho sbattuto la testa contro la vasca da bagno. mi sono ritrovato sdraiato nudo con il sangue che mi colava nell'occhio, con tutto il corpo che tremava ed una paura disumana di morire lì, in questa situazione ridicola. dopo cinque minuti di pianto isterico, mi sono ripreso, sono riuscito a calmarmi, vestirmi ed andare in ospedale. mi rimarrà una cicatrice qualche centimetro sopra l'occhio sinistro, niente di più.
e stasera so già che succederà di nuovo, il terzo appuntamento mancato con l'uomo perfetto che in realtà si rivela sempre meno perfetto, sempre più tragicamente umano. mi sento stanco ed asociale. le uniche persone con cui voglio passare del tempo adesso sono gli ufficiali ss del mio romanzo. ammiro morbosamente la loro passione così forte che, anche sapendo che la guerra è già persa, gli dà la forza di continuare ad ammazzare gente innocente solo per rispettare fino all'ultima gli ordini ricevuti.
a:
erano più di dieci giorni che non passavo più di quattro ore da sola.
stare sola è una conferma.
è bellissimo.
rilassante, edificante.
avevo dimenticato la quantità di pensieri negativi che sono in grado di produrre in solitudine.
pensieri di onnipotenza.
rivoluzione.
possibilità.
essere una banderuola non è affatto semplice.
la distanza fa ridiscutere tutto.
l'autonomia di giudizio manda tutto in crisi.
svincolarsi, sì.
a:
all'ipercoop c'era il visagista delle dive.
io avevo il mio manuale di cucina puntato alla voce erbazzone e pesavo cipollotti.
in altre epoche avrei sorriso delle coincidenze.
il visagista delle dive c'era l'altro ieri mentre parcheggiavo sul marciapiedi.
e c'era un paio di settimane fa mentre rientravo con pile di riviste in mano.
vabbè.
il visagista delle dive è so yesterday.
io ora sono quella che è svenuta a tebe, insomma.
un po' di contegno.
smettere di scrivere cazzate è un problema.
perchè poi ricominciare è sempre molto imbarazzante.
ho cercato la peggiore delle cazzate.
o:
allora. è complicato. ma è complicato davero, quando all'improvvso il ragazzo per cui hai perso la testa da un ano si sveglia e ti dice che con te sta bene veramente e che quindi potreste provare a stare insieme "diversamente", costruire un raporto. dice anche di voler fare degli sforzi, tanti sforzi. ti chiede se secondo te ce la potete fare.
due giorni prima ti aveva baciata (e oltre). dopo averti dato uficialmente il due di picche dieci mesi prima. perché aveva la ragazza, anche se gli piacevi un sacco. però in quei dieci mesi c'erano stati dei momenti di intimità e palpeggiamenti vari, e in fondo il corteggiamento/frequentazione non era mai smesso, con alti e bassi e interuzioni momentanee.
e poi ci sono i sospetti, il fatto di credere di essere una delle tante con cui si divertiva.
questa cosa sembrava non potesse e non dovesse capitare mai, e invece è successa.
e lì per lì è stato molto bello, anzi belissimo. una sorpresa, come un regalo che uno ti fa senza motivo.sul momento mi sono sentita bella e desiderata e ci credevo davvero al fatto di piacergli. il modo in cui non poteva resistermi mi sembrava una prova, così come una prova ineluttabile era il modo in cui mi baciava e mi toccava. e dopo le parole che ha detto.
ora tutte le certezze vacillano. e la paranoia sta riprendendo il sopravvento.
io tutto quello che posso sospettare sospetto. ma d'altra parte lascio anche il beneficio del dubbio (fin troppo).
giocare a ribasso o a rialzo?
devo parlargli. seriamente.
m:
ieri si parlava di solitudine. del fatto che la cosa di cui ho più paura nella vita è di essere solo. ma si parlava anche del fatto di affrontare le proprie paure, di superare se stessi.
sarà stata quella discussione, oppure semplicemente la frustrazione perché tutti andranno via questo week-end. in ogni modo, ho comprato un biglietto per il portogallo. domani sera sarò da solo a faro, seduto in un ristorante del lungomare a mangiare frutti di mare. passerò un po' più di ventiquattro ore lì, a scoprire uno dei pochi paesi d'europa occidentale che mi mancano. proverò a cavarmela in un portoghese maccheronico, a dire bem invece che bene. il tempo farà schifo, ma chissene, non vado lì per il mare, per le spiagge. la scelta si è fatta all'ultimo tra cracovia e faro. non so bene perché ho scelto la seconda opzione, solo una questione d'istinto.
oggi abbiamo celebrato la fine del mio probation period. ormai sono un vero membro della squadra.
hanno deciso di darmi un bonus di duecentocinquanta pounds. il mio capo quasi si scusava, io invece sono contento. il primo bonus della mia vita. quattrini inaspettati da spendere in pollo piri-piri e birra portoghese.
mucho obrigado caballeros, la sodisfacao es grandes. vuelo cumir la pisca efresca e bibir la pinta. es mejo o felacao o o irrumacao?
a:
il trisex si incontra per caso in via torino di sabato pomeriggio, con una precisione che nemmeno la volontà sarebbe riuscita a produrre.
i miei coblogger hanno finalmente conosciuto mio marito.
cioè, lo hanno visto.
perchè mio marito in pubblico è ostinatamente taciturno.
parla pochissimo, proprio non si spreca.
ed in effetti.
tra lo scazzato l'osservativo ed il riservato.
io ho paccato i miei coblogger.
io sono quella che non si presentata al revival so 2005 nel nostro storico luogo diversamente sessuale.
ma tant'è.
crepavo di sonno e sarei stata di pessima compagnia.
la wii è divertentissima.
la wii fit è delirio.
delirio wii fit.
per una wii fit si può arrivare davvero molto lontano.
lontano a piedi sotto la pioggia.
non accettate il tarocco della wii fit.
e se volete cenare fuori, prima delle undici è meglio.
a:
io che mi sposo.
e una pornotesista si fa insegnare da me cos'è l'irrumatio.
io cos'è l'irrumatio l'ho scoperto su linkedin.
alla faccia di chi diceva che linkedin è so 2004.
le domande aperte dei questionari di valutazione tirano fuori il peggio di me.
articolare pensieri lunghi più di una riga è troppo faticoso.
ricordare volti nomi e discorsi, senza la minima ambizione di associarli, è sempre più fuori dalla mia portata.
così come vedere un film per intero.
pulire casa.
fare la spesa.
avere il frigo carico di roba anche non marcia.
qui si sta capolgendo tutto.
a:
ho cambiato status su facebook.
il mio nuovo status recita married.
e così sia.
roma anche vista dal taxi è bellissima.
mio marito dice che a roma mi troverei benissimo, cazzara come sono.
oggi ho intensamente desiderato vivere a roma.
non vedo la luce in fondo al tunnel.
vorrei solo montare sulla mia bici non più scassata e fare lunghi giri senza senso.
e invece mi trovo a dover passare la serata condensando aria fritta in formato ppt.
a:
l'obiettivo è uscire tutte le sere.
il booking procede a gonfie vele.
ammazzarsi di lavoro.
ammazzarsi di uscite.
dovrebbe funzionare.
smettere di voler vedere i ladytron dal vivo.
io che blatero in modalità portinaia del mio cuore spezzato senza filtri.
di fronte alla mia coppia arcobaleno preferita, un inacidito neo conoscente dal cuore più spezzato del mio, un collega.
è stato straziante, a tratti.
per lo più divertente e liberatorio.
in generale, direi disorientante.
non avevo mai assaggiato il cinismo a cui può arrivare un uomo pseudoadulto smollato a tradimento.
in fin dei conti, il confronto è stato anche ispirante.
come non voglio diventare.
come non voglio ragionare.
se non magari per scherzo.
rientro con una boccia di mirto sottobraccio.
voglio solo dimenticare tutto.
a questo punto ci vorrebbe un deus ex machina.
un m***e*z* della situazione.
una marea di cazzate.
qualcosa per dimenticare.
cancellare.
passare oltre.
riprendersi tutto.
ritirare tutto.
perchè proprio no.